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venerdì 13 novembre 2015

Petros e il Terzo Occhio della Creazione

Un giorno tornando dalla Grecia in nave con mio padre ci trovammo ad attraversare il Canal Grande a Venezia. Eravamo nella cabina di prua che il capitano, in segno di stima, aveva riservato a Petros per la traversata. Guardavamo attraverso la grande vetrata, in un silenzio saturo di stupore i palazzi antichi scorrerci innanzi tra i riflessi della laguna ubriaca di luce. Osservando le opere Radici Celesti mi rendo conto solo ora che quelle evanescenze sono tutte raccolte tra queste pennellate. Sono i bagliori dell'entusiasmo che mio padre aveva per tutte gli aspetti della vita, sono i lampi di quella genialita' che trovava attraverso la sua pittura il letto ideale su cui fluire. Questi quadri furono tra le ultime tele che realizzo' e a Marzo verranno mostrate per la prima volta al pubblico nella splendida cornice medievale di Palazzo Broletto, in quella Como che attraversava con passo certo, spirito curioso e con la sua immancabile pipa in bocca. Petros amava il lago di Como e salendo sui suoi pendii scelse nella via crucis di Ossuccio il luogo del suo studio estivo. Dipingeva instancabilmente, interrotto solo da brevi intermezzi dedicati al giardino o al desco famigliare sbirciando Bellagio in lontananza. C'era in lui un moto perpetuo ed irrefrenabile fatto di ricerca, di ispirazione,  di creazione. Il tratto deciso sapeva, a matita, a carboncino o con una sanguigna far pulsare un foglio immacolato. Col colore aveva nel dipingere un rapporto quasi carnale. Non solo il pennello ma spatole e dita divenivano strumenti privilegiati. Una delle sue frasi piu' celebri " Io dipingo quello che non si vede, che non c'e' in natura, il cuore di una farfalla, un pezzo di spazio, il fondo degli abissi..." racconta di quello spirito indagatore, in grado di perlustrare la materia e l'antimateria, di pigmentare il sottosuolo, allo stesso modo i meandri dello spazio, gli interstizi del microcosmo invisibile e quello del macrocosmo inaccessibile ma rappresentabile dalla sua prodiga capacita' di vedere oltre. Michela Papavassiliou