please ask the permission before using vita picta's pictures . riproduzione riservata

domenica 7 giugno 2015

Il Modernismo che nasce a Mykonos

Lo Spirito di Le Corbusier tra le bianche case di Mykonos . Guardando gli edifici di Mykonos  Le Corbusier diceva che era impossibile fare architettura senza conoscere queste costruzioni. Oggi cio' che era ovunque sotto i suoi occhi, case rurali, mulini, immacolate chiese, minuscoli ovili a ridosso di grandi massi,  e' sostituito per lo piu' da nuovi agglomerati pensati per le esigenze di un turismo internazionale d'assalto. Cosi su magnifici pendii declinanti al mare si ergono silenziosi e mesti migliaia di scheletri di cemento.  Costruiti abusivamente in una notte, questi zombi hanno preso possesso, anno dopo anno, del territorio, circondati da infiniti abitacoli bianchi, interscambiabili, simili a moltiplicatori senz'anima. Sono cancellate, a prima vista, le discrete bellezze di un tempo, fatte di dimore contadine in sasso spaccato a mano, cubiche, dalle piccole finestre a volte ridotte in minime fessure, per preservare il fresco d'estate e proteggere dai venti nei mesi freddi. Bisogna allora allontanarsi dal caos modaiolo e cercare i segni di quell'edilizia tradizionale di Mykonos, ormai sopraffatta dal resto,  ma ancora viva.  Una delle matrici del Modernismo parte certamente da questa isola, dal suo territorio brullo e austero, dai suoi spazi in balia degli attacchi atmosferici, seppur complice dei suoi prodigi luminosi, fatti di riverberi solari e bianchi lunari. Qui ritroviamo l'essenzialita' delle linee, la centralita' dell'aspetto funzionale di abitazione come " macchina per vivere",  prima che elemento estetico. Questo magnifico " insieme di masse che giocano con la luce", che furono capaci  di incantare il giovane architetto del tempo, riescono dunque, malgrado gli scempi odierni, a sopravvivere e conquistarci ancora. MP