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giovedì 18 settembre 2014

Lutto per Petros . Milano Piange il Suo Surrealista

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sabato 13 settembre 2014

MIlano e il Mondo dell'Arte piangono un Grande Artista . PETROS

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Il mondo dell'Arte è in lutto per la scomparsa del Maestro PETROS Papavassiliou, avvenuta venerdì 12 Settembre 2014 a Milano. Petros è stato il più giovane dei surrealisti astratti, insieme a Max Ernst, Victor Brauner, Sebastian Matta, appartenenti alla scuderia del gallerista Alexander Iolas già scopritore di Salvador Dalì, de Chirico e Magritte. Una delle figure di primo piano dell'arte contemporanea greca e internazionale, in Italia dal 1958 e a Milano dal 1961, è considerato tra i maggiori pittori greci contemporanei. Ateniese di nascita e milanese di adozione, dopo aver ottenuto la cattedra di incisione al Politecnico di Atene e aver vinto un concorso internazionale, decide di trasferirsi definitivamente in Italia. Significativi i riconoscimenti a lui tributati, quali Secondo Premio, alla Biennale di Alessandria d'Egitto 1959, Primo Premio III Biennale di Montecarlo Principato di Monaco 1974, Grande Medaglia UNESCO Parigi e Accademico Tiberina Roma 1977, Gran Premio Xenios Zeus miglior artista greco all'estero, conferito in occasione delle Olimpiadi di Atene 2004 con il musicista Theodorakis, Premio d'Onore II Biennale Internazionale d'Arte di Malta 1991. Numerose le mostre in tutto il mondo. Critici autorevoli come Raffaele Carrieri, Marco Valsecchi, Luigi Carluccio, Vanni Scheiwiller, Roberto Sanesi, Vittorio Sgarbi gli hanno dedicato parole rilevanti. Importante l'amicizia e la collaborazione artistica con il poeta greco Giannis Ritsos e con il premio Nobel Odisseo Elytis. Dopo un primo periodo definito "meccanico" dove congegni e macchinari rappresentavano l'aggressività del progresso tecnologico affascinante e divoratrice, la pittura di Petros si orienterà negli anni successivi verso una fluidità materica sempre in evoluzione. Nella serie dei lavori dedicati ai filosofi presocratici, nella morbidezza delle "Sirene Cosmiche" e nelle opere dedicate a de Chirico, si indaga magistralmente il mistero dell'esistenza umana e con le "Entelechie" se ne ricerca il seme originale. Così la nascita, lo sviluppo e la capacità di trasformazione, di deformazione fino alla mortalità o alla trasfigurazione, sono affrontate con la consapevolezza di un uso del colore in grado di esaltare in modo emblematico il segno. "Io dipingo quello che non si vede, che non c'è in natura. Il cuore di una farfalla, un pezzo di spazio, il fondo degli abissi."una delle sue frasi più celebri. Petros è stato dunque non solo poeta nel tratto, ma anche nella parola quando dice "Dammi il nero, ti darò il bianco pensiero e il pericolo della visione". Sue opere sono presenti in diversi spazi museali in Italia e a lui sono dedicati i musei di Tsepelovo e di Mykonos in Grecia, paesi che certamente perdono oggi un personaggio che fa parte della storia italo ellenica. Il Maestro sarà tumulato ad Ossuccio sul lago di Como dove era solito ritirarsi a creare nel suo studio durante i mesi estivi presso il Sacro Monte della Madonna del Soccorso .

mercoledì 10 settembre 2014

Il Bianco Pensiero . Omaggio di Petros al Sacro Monte di Osssuccio


Il Pericolo della Visione

"Dammi il nero, ti darò il bianco pensiero e il pericolo della visione" dice Petros in una poesia ed è su questa linea d'orizzonte che si espande la luce crepuscolare della sua ricerca. Il Sacro Monte di Ossuccio, sul Lago di Como è stato da sempre un luogo di ispirazione non solo pittorica ma anche poetica per l'artista, che qui ha sentito il desiderio di costruire il suo atelier, riportando in vita l'antico luogo in cui, seicento anni prima, si trovava la cava dei massi in pietra dai quali furono edificate le 14 cappelle della famosa Via Crucis. Un angolo di culto in ascesa che, inerpicandosi per la monragna sulle sponde lariane, conduce al Santuario della Madonna del Soccorso. Un acciottolato che ogni anno ascolta il passaggio di migliaia di pellegrini provenienti da ogni angolo di mondo. Un posto incantevole, crocevia di venti, luci e riverberi che rimandano ad immagini idilliache. Così, dopo la serie di dipinti ad olio donati al Comune di Ossuccio, in mostra permanente nella Chiesa Romanica di Santa Maria Maddalena, ecco ora raccolti in questo volume ad edizione limitata, 40 disegni che raccontano gli scorci di quell'attimo senza tempo in cui si spalancano Le Finestre dell'Inconscio di Petros e dove polimorfiche intuizioni compongono magistralmente le lievi Melodie della Psiche. Uno studio che segue gli schizzi a china realizzati nel 1994 e che  servirono da terreno preparatorio alle 33 opere su tela .  Sono sculture e particolari di affreschi che si trasformano in bozzetti prodotti di getto ed impressioni. Oggi il Maestro ripercorre un itinerario già tracciato dunque, affrontandolo con una consapevolezza diversa ed arricchendo il risultato finale di una moltitudine di significati nuovi. Sullo sfondo di un mondo mitologico e surrealista, La Vergine è ritratta su di un' immacolata copertina in tutta la sua purezza e sacralità . Ecco allora una splendida testa equestre che parla di un cavallo senza nome, presente nella sua essenza estetica ed assente nel suo essere nessuno. 
Un Omaggio al Sacro Monte di Ossuccio che Petros ha voluto suggellare con la creazione di una moltitudine di personaggi, ispirati a quelli visti dal vivo dei Maestri Comacini, ma eleborati dal suo mondo creativo e da esso sorprendentemente indipendenti nell'attimo stesso della loro genesi. Incanta lo sguardo intenso e densamente vivo del disegno Il Pericolo della Visione , come la leggiadrìa perfetta della Dea Lunare o di Apollonia e come non rimanere colpiti ne, Le Melodie della Psiche, dall'incarnazione musicale di una figura mollemente coricata con la testa a forma di violino. L'artista ama da anni appartarsi in questi luoghi tranquilli dove hanno preso forma alcune tra le sue opere più significative, realizzate durante i periodi estivi degli ultimi ventanni. 
"Con la solitudine vicino cerco l'altra verità, quella che non ho ancora capito" dice candidamente ed in questa ricerca sincera e certa, non resta che decifrare nell'essenzialità del segno ciò che per ognuno di noi vale di più. MP



Il Cavallo Nessuno@Petros2014AllrightsReserved

sabato 23 agosto 2014

De Chirico Vive a Pietrasanta

Arrivare a Pietrasanta e' come violare l'uscio socchiuso di un teatro appartato. Guadagnata la collina dove la cittadella nasce ed entrare lentamente a piedi tra le sue vie, e' come immergersi in una fucina d'artista all' aperto. Qui scultori da sempre hanno trovato il luogo ideale per lavorare. Carrara con le sue preziose cave di marmo a due passi era destinata ad essere la miniera d'oro della creativita' italiana ed internazionale. Michelangelo firmo' un contratto di lavoro nel cinquecento, riporta una scritta che padroneggia nella piazza principale. E' questa grande piazza il cuore pulsante di Pietrasanta, l'elemento piu' evidente per la perfezione urbanistica degli edifici principali, per la conformazione geofisica che ne fa da cornice, ma i muscoli e le innervazioni che si insinuano negli angoli non visti, negli studi degli artisti, nelle gallerie, nelle splendide dimore storiche prese d'assalto da un turismo colto che spesso viene da lontano e qui decide di vivere, sono senza dubbio la parte piu' intrigante di questo angolo di mondo tra liguria e toscana. Il mare della Versilia a qualche chilometro di distanza si intuisce ma non si sente, l'Arte in tutta la sua indomabile maestosita' invece si assimila ad ogni passo. La percepisci soprattutto giungendo tra queste vie prima che la vita cittadina si svegli. All'alba, all'ora di pranzo o di notte la citta', abbandonata dalla frenesia umana, dallo scalpitio e dai rumori delle azioni quotidiane, regala le vibrazioni di una urbe d'altri tempi, quasi metafisica. E' un po' come entrare tra le quinte di un quadro dechirichiano, e' un po' come prendere tutto d'un fiato il respiro di un tempo sospeso, ben piantato qui nella nostra bella Italia eppure proveniente da una matrice onirica. MP

lunedì 7 luglio 2014

Extraterrestri di Petros



Atterrano gli extraterrestri nel mondo di Petros. Personaggi alieni osservano dalla tela attraverso lunghe fessure oblique, colui che guarda l'opera, in un silenzioso scambio di sguardi. Un linguaggio muto solo all'apparenza tra due mondi lontani nelle profondita' della psiche, che rimandano agli abissi cosmici. Tra blu cobalto e sfumature graduate incontri con l'ignoto, tra bianchi taglienti, verticali , precisi, luci ipnotizzanti, somma di tutti i colori a noi noti, sinfonia non udibile di tutte le melodie conosciute. In questi lavori prodotti dal 2013 al 2014, classicita' e modernita' si fondono magistralmente insieme. Ecco allora uno spaccato di vita d'altri mondi, figure femminili allungano la mano a donne colte nell'intimita' della pura classicita' greca. E' questo un racconto senza spazio ne' tempo, un lungometraggio olio su tela fuori dalla dimensione a noi familiare. Un'aurora di pensieri che planano sulle nostre certezze per disorientarle e stimolare le domande ancestrali che scuotono da sempre le nostre ansie terrene. Chi siamo e da dove veniamo. Petros attraverso il suo mondo pittorico sembra padroneggiare la chiave di lettura verso la chiarificazione di tutto. Danze polimorfiche si assemblano e si sganciano, si scontrano e si agglomerano per creare altre forme, come le meteore nello spazio, come gli immensi pianeti di altre galassie. E' una musica fatta di spartiti con note multiple, quattroquarti di sonorita' incomprensibili ed irresistibili. Esistono migliaia di sistemi solari simili al nostro, lontani milioni di anni luce, in queste pitture alcuni frammenti di altre realta' si palesano ai nostri occhi. Pur tra i limiti dati dai margini della tela, il Maestro coglie l'atmosfera che pulsa vitale fuori dalla stratosfera, ne taglia i contorni lui stesso per scegliere il distillato di un messaggio complesso a lui chiaro. Extra mundi ci sono dunque forme di vita alternative alla nostra. Un astrofisico del Kazakistan ipotizza che vi sia nel nostro dna un messaggio criptato proveniente dallo spazio. La tematica avvince  , un'ampolla satura di ipotesi senza risposta, uno scrigno segreto dell'umanita' saturo di immaginazioni realistiche. Nei nostri stessi geni vivrebbe un codice di una civilta' che potrebbe essere vissuta miliardi di anni fa, un'orma biologica che Petros segna con tratto certo. Esisterebbe dunque una semantica cosmologica che utilizza parametri matematici, non presenti nella teoria dell'evoluzione darwiniana, un genoma ibernato per secoli e riproponibile all'infinito in un numero indefinibile di generazioni. Modelli genetici ideografici e facenti riferimenti a matrici aritmetiche, che l'artista codifica nel colore, fissa in figure geometriche precise, rappresenta come scale o tastiere di pianoforte svettanti al cielo, che puntano alla scoperta dell' inesplorato. In noi, sostengono alcuni scienziati giapponesi albergherebbe un virus, una "infezione preistorica" che ci renderebbe esattamente cosi come siamo. Nello spazio profondo molecole composte da specifici amminoacidi, capaci di garantire agli esseri umani la possibilita' di sopravvivere in condizioni ambientali ostili. La nostra psiche si comporta allo stesso modo nel fronteggiare difficolta' e dolori. In una recente raccolta di 54 disegni che nascono sotto il nome di " ektos ponou" , dal greco " oltre il dolore", Petros sembra poter trattare proprio questo argomento traducendolo per noi con la sicurezza di un poliglotta. Una comprensione di una comunicazione multilingue o extrasensoriale, che sa comporsi in immagini. Il nostro istinto, le emozioni ed anche i sogni galleggiano nella  coscienza, a tratti sprofondano nell' inconscio, lontani alla vista come fagocitati in cosmici buchi neri. La linea di demarcazione tra vita e morte, sofferenza e pace, consapevolezza ed incoscienza si fa sottile. Qui scorre simile ad un funambolo che rischia costantemente di cadere, il pennello dell'artista e nei dettagli il segno si fa piu' carico di significato. Jung sosteneva che in noi vi sarebbero costruzioni mentali e contenuti innati , che costituiscono l'inconscio collettivo.  Una mappatura della psiche universale che potrebbe ripetere moduli propri dell' universo intero. Petros si destreggia nelle praterie della mente, scava tra i lacci, nelle maglie del pensiero. Viviseziona il cuore di una farfalla e lo fa suo, trapiantandolo nell'humus della sua Arte perche' possa battere ancora e pulsare nell'eternita'. La sua e' un'alchimia policromatica, una spiaggia composta da grani di sabbia sparsi ed ordinati, calpestabile, sotto i nostri occhi, eppure invisibile nel suo valore significante piu' profondo. Accanto il mare, che potente come il gesto surrealista di Petros, sa sovvertire l'ordine prestabilito delle cose in una ciclopica mareggiata, come placare ogni cosa in una distesa limpida, liscia come una lavagna immacolata. L'artista si sposta nella trasparenza piu' pulita, coi suoi azzurri delicati che rimandano alle coste frastagliate di alcune isole elleniche. Il vento attico soffia tra le colonne di templi mai visti. "Fino ad ora nessuno mi ha guardato nel cuore, sono roccia, la mia fortuna e' il mare della creazione." dice Petros ed in questo oceano senza fine  intrigante e' decifrare la rotta da seguire per vivere pienamente questa nostra esistenza, contemplando attraverso l'occhio della creazione tutto quell'Altro che e' anche il nostro Io. Michela Papavassiliou 


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mercoledì 25 giugno 2014

Ektos Ponou . Oltre il Dolore




Se c'è un nesso tra benessere e patimenti, tra vita e morte, tra oscurità e luce, è rappresentato tutto in questo che possiamo considerare un taccuino di viaggio. 56 disegni di Petros realizzati di getto, quasi sotto dettatura, con i mezzi di fortuna reperiti durante un periodo di degenza in ospedale, a risposta di una necessità impellente, quella di fermare l'attimo prodotto dalla malattia, superandolo attraverso il linguaggio a lui più familiare. Nasce così in questo carteggio, una dialettica dell'Arte precisa e colta. Questa intensa raccolta "Ektos Ponou", tradotto dal greco "Oltre il Dolore", mostra  opere  di piccole dimensioni e ciclopiche implicanze emotive. Come una nave a più piani, che scorra lenta attraverso il Canal Grande della Laguna di Venezia, immortalata decine di volte dall'artista, qui il pathos procede silenzioso, attraverso il tratto corvino, la matita sfumata e il dito del Maestro un poco inumidito forviero di profondità, che dagli abissi strappano alla luce con moto naturale. E' un tempo sospeso tra radici attiche e spazi onirici, tra personaggi di altri mondi ed occhi meccanici. C'è in questi schizzi un cuore pulsante, vitale, infantile e curioso. Un canto appassionato, senza età', all'essere, che sa beffarsi della caducità terrestre del puro esistere. Ippocrate dice: " la vita è breve, l'arte è lunga". Petros racconta quanto magico possa diventare saper descrivere con tono lieve un dolore profondo, superarandolo attraverso la creazione artistica. In questo contesto il malato si fa eroe mitologico, il medico ed i suoi strumenti tratti distintivi di una commedia avvincente e gli elementi esterni, schegge di una trama dalle sfaccettature inaspettate. 

Michela Papavassiliou


domenica 15 giugno 2014

Mykonos e il Pellicano Petros

L'aereo sorvola Mykonos, intravedo i due laghi e la lunga pista di atterraggio. Passiamo proprio sopra la parte terminale di questa ed ecco che le ali si piegano e compiamo una inversione di volo a 360 gradi. Siamo inclinati sulle acque di un blu intenso, oltre una distesa desertica puntellata da una miriade di costruzioni bianche. Un formicaio di vita che parla di intervento umano su di un terreno aspro, fustigato da un vento che non lascia tregua. Sto per atterrare nell'atollo magico delle Cicladi, un angolo di mondo che non conosco, tranne che per ricordi nebulosi d' infanzia e  luogo di tanti giochi giovanili di mia nonna paterna. Approdo in un piccolo rifugio non lontano dal centro. La citta' sotto di me e il mare a perdita d'occhio. Scopriro' per caso e solo dopo qualche giorno di essere accanto alla casa che fu della mia famiglia e dove mio padre Petros trascorreva le sue vacanze correndo nel grande giardino con fratelli e cugini. C'e' il pozzo che avevo immaginato dai racconti familiari, la casa a due piani affacciata all'orizzonte e gli alberi dalle grandi fronde. Mentre scrivo sento un coro di compleanno cantato in tedesco, ieri fino a notte tarda ne ho sentiti in inglese e francese. E' giugno e sembra che una fetta consistente di persone da ogni angolo del pianeta siano venuti a festeggiare qui. Anche io sono qui per lo stesso motivo. Mykonos e' un posto che ti conquista per gradi, uno spazio che ha in se' tutta l'Arte di Vivere. Devo ammettere che io ci ho messo qualche ora. La sua aria ventosa, calda e poi fredda, roteante e mai uguale, ti frulla  e ti confonde. Era tempo che non mi immergevo in un'acqua cosi turchese cristallina e leggera. Le stradine modaiole riscaldano il cuore per il clima rilassato, festaiolo e piacevolmente internazionale che si respira. Mi piace poter sfrecciare col motorino in piena liberta' tra promontori brulli, muri a secco frangivento e caprette sdraiate su massi a picco sulle onde. Un labrador nero e' appollaiato su un muro di cinta, le zampe a penzoloni guarda goduto il movimento di chi va e viene. Vorrei fargli una foto ma sono gia' oltre e lo memorizzo nella camera oscura della mia testa allontanandomi sorridendo. Ieri sera passeggiando per la citta' mi sono trovata accanto il pellicano Petros. Le piume candide come i muri immacolati attraverso cui procedeva con passo sicuro con le sue ridicole zampette arancioni, il lungo becco e la coda che ondeggiava altera di qua e di la'. Non ho potuto trattenermi dal fargli una carezza sulla nuca, non so se abbia gradito ma mi ha guardato dritto negli occhi per vedere chi ero e la cosa mi ha fatto una certa impressione. E' incredibile la quantita' di sensazioni diverse che puoi vivere qui nell'arco di una sola giornata. Ho visitato un'antica casa greca abbandonata. La piccola cucina col forno a legna, la piattaia ancora appesa al muro di un verde pastello con tutte le stoviglie al loro posto. L'esterno ombreggiato da un fico secolare, i muri in pietra con la seduta dipinta di bianco, il silenzio e la lieve brezza marina oltre la collina.  Non a tutti queste cose lasciano un senso di poesia, a me si, forse e' la radice ellenica mio marchio di fabbrica, certo e' che questa vacanza e' un toccasana per la mia anima, che auguro a chiunque abbia voglia di staccare per un attimo la spina. MP

martedì 27 maggio 2014

Fotografia Italiana e Internazionale al Mia 2014 di Milano


Si è concluso il 25 Maggio il Mia 2014 di Milano, al Superstudio di Via Tortona 27. Protagonista la Fotografia Italiana ed Internazionale. Un appuntamento imperdibile e quest'anno caratterizzato da una qualità accuratamente selezionata delle opere. La tendenza attuale sembra essere quella di privilegiare il valore, abbandonando il desiderio degli anni passati di colpire il pubblico con soggetti scioccanti a tutti i costi. Interessanti anche le nuove proposte tra cui l'eclettica Betta Gancia con i suoi intrecci fluorescenti e la ritrattista torinese Daniela Foresto. Tra i fotografi stranieri spicca la genialità degli scatti aerei del giovane polacco Kacper Kowalski in mostra alla Leica Gallery di Varsavia, i magnifici scatti di Yuri Dojc pieni di sacralità e storia proposti dalla Galleria Ermanno Tedeschi.Magici i fotogrammi di vecchi teatri abbandonati e gloriosi di Fabiano Parisi presentati alla Galleria Glauco Cavaciuti e gli umori di un passato ipermoderno nei lavori del francese Olivier Roller allo Spazio Nuovo Contemporary Art di Roma.MP

Betta Gancia al Mia 2014 Milano

Mia 2014 Milano


Kowalsky alla Leica Gallery Mia 2014 Milan

Ermanno Tedeschi al Mia 2014
Ermanno Tedeschi Gallery al Mia 2014
Mia 2014 Milano
Mia 2014
Glauco Cavaciuti Gallery al Mia 2014 
Mia 2014 a Milano
Spazio Nuovo Contemporary Art al Mia 2014






Pontormo e Rosso Fiorentino a Palazzo Strozzi tra Leonardo e Michelangelo



Il Cinquecento Italiano è protagonista a Firenze, nella splendida cornice di Palazzo Strozzi che espone le opere di due artisti considerati moderni ed anticonformisti. "Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della maniera"è una mostra caratterizzata dall'eccezionalità di poter vedere riuniti capolavori provenienti da sedi prestigiose come gli Uffizi, la Galleria Paladina, il Museo di Capodimonte, il Louvre, il Kunsthistorisches di Vienna, le National Gallery di Washington e Londra. Pontormo (1494.1557) fu pittore attivo alla corte dei Medici, vicino a Leonardo da Vinci. Rosso Fiorentino (1494.1540) si ispirò a Michelangelo.Tra i maestri di entrambi Frà Bartolomeo e Andrea del Sarto. Più di 80 opere divise in 10 sezioni in ordine cronologico, curate da Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi e Carlo Falciani, storico dell'arte
.
Fino al 20 Luglio a Palazzo Strozzi . Firenze



venerdì 16 maggio 2014

L'Arte Anatomica di Leonardo da Vinci





Gli studi anatomici con l'osservazione del corpo umano, del suo movimento nello spazio, dell'estetica delle proporzioni stimolano presto Leonardo ad ispezionare in modo scientifico e capillare gli apparati interni. I disegni che ne nasceranno esprimono al meglio i vertici dell'animo indagatore di da Vinci, certo memore dell'eredita' di scultori e pittori greci durante l'Ellenismo, nonchè delle ciclopiche riproduzioni anatomiche dell'Antica Roma. Anatomia è una parola greca che significa scomporredividere le diverse porzioni, Leonardo comincia a dissezionare i cadaveri di poveri reietti, che nel 400 Firenze concedeva a fini di studio. Una importante raccolta di questi trattati, pubblicata sotto il nome di "Fogli Anatomici di Windsor", racconta per immagini di mutamenti muscolari sotto sforzo, di fisiognomica come espressività del volto, di impalcature ossee, di fasci venosi. Nascono così le straordinarie "vedute esplose",che lanciano nello spazio circostante la figura ripresa da fuori, una serie di minuziosi dettagli interni, commentati ai margini, frutto del calamitano interesse di Leonardo, che trasferisce per la prima volta in un modo efficace e sistemico, attraverso un tratto deciso, le conoscenze scientifiche acquisite.  
Nel cranio risiede, in queste rappresentazioni illustrate, il centro dell'anima, crocevia di una moltitudine di umori sensoriali. Infanzia e vecchiaia vengono sezionate, attraverso l'Anatomia Patologica, creando per contrasto, a rappresentazione di disagi fisici, un'armonia artistica assoluta dove le visioni leonardesche riescono ad entrare nel mito. MP 






martedì 25 marzo 2014

Arte & Design da Sotheby's Milano per Adisco

                                                  Cate Moss di Jurgen Ostarhild

Undicesima Edizione per l'Asta Sotheby's 2014 dedicata ad Adisco.
Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale. 
Una serata votata all'Arte Contemporanea ed ai successi della Scienza, 
un momento significativo per il Collezionismo  a sostegno delle Banche 
di Sangue Placentare.          
Il progetto è reso possibile grazie a Filippo Lotti, Direttore Sotheby's Italia battitore d'eccellenza in questa serata, di Adisco Lombardia Onlus, della generosa donazione di opere da parte di artisti, designers, fotografi italiani e stranieri, di Sponsor di rilievo e tecnici. Interessanti le proposte Leisure di quest'anno dove sarà possibile soggiornare in luoghi ricchi di charme, aggiudicarsi un ritratto fotografico, passare qualche ora indimenticabile nella fucina di un grande artista o cimentarsi in ricette sorprendenti con uno chef pluristellato.
Fondamentale la fedele e numerosa partecipazione di pubblico, in virtù della quale sara' possibile realizzare nuovi ed  importanti traguardi terapeutici. 
Si delinea sempre più nitido il profilo di un collezionismo attento ed intelligente dedicato non solo alla valorizzazione dell'opera artistica ma prodigo ed altruista .
Appuntamento dunque da non perdere Martedì 1 Aprile, nella prestigiosa cornice di Palazzo Broggi.    

                                                                                                                                           
Cocktail ore 18 . Asta ore 19 
Esposizione Opere Martedì 1 Aprile dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19,30. 
Via Broggi 19 . Milano                                                                                                                                     Per Info Presidenza Adisco 335.6379291 . Sotheby's 02. 295001

Andy Warhol di Maria Mulas

giovedì 20 febbraio 2014

Omaggio A Pietro Cascella

Pietro Cascella
Scultura di Pietro Cascella
Pietro Cascella foto di Claudio Barontini
La prima volta che sentii al telefono la voce di Pietro Cascella mi conquisto' da subito. Era pacata ma solare, illuminata da una consapevolezza di vita acquisita negli anni e da una passione magmatica ed irrefrenabile per la creazione artistica. Mi disse " Dall'autostrada esci ad Aulla, non puoi sbagliare, io ti aspetto. " Conosceva mio padre, entrambi avevano stretto amicizia con Sebastian Matta, con il quale amavano districarsi tra le rapide della corrente surrealista. Arrivai quel giorno al Castello di Fivizzano, principesca dimora in una valle appartata. Attraversato il ponte in pietra che un tempo proteggeva la fortezza, mi apri il massiccio portone borchiato il custode. Mi guido' agli appartamenti di Pietro, con passo certo, dettato da una consuetudine a quegli spazi, tra i quali si muoveva perfettamente a suo agio. Attraversammo le antiche scuderie, piene di sculture in marmo e pietra chiara. Grigi , bianchi sporchi, visioni architettoniche, busti e forme riconoscibili al primo colpo d'occhio, di matrice cascelliana. Tutti progetti figli di uno stesso padre. Giungemmo in un grande salone dall'altissimo soffitto in legno. Pietro mi venne incontro, il corpo compatto, seguiva un passo lesto che sembrava partire tutto da dentro e di cui percepii la potenza energetica incrociando lo sguardo aperto e sincero del Maestro. Cascella aveva mantenuto, ignaro degli anni che gli erano passati addosso, lo sguardo puro di un bambino. Mi abbraccio' e, seppure fosse la prima volta che ci incontravamo, mi sentii a casa. Dovevo organizzare una mostra collettiva in un padiglione di arte contemporanea che avevo progettato nella piazzetta di Portofino e volevo mettere due sue opere. Non potro' mai dimenticare il suo commento di allora: " Ogni cosa in nome dell'Arte ha senso di essere fatta." Di quel tempo conservo questo motto come una delle cose a me piu' care di Cascella.  Lo seguii su per la scala imperdibile, saliva rapido, si percepiva che quello era il suo piccolo e inespugnabile mondo. Ho capito in quel momento che era un privilegio raro poter accedere ad una simile atmosfera con un ritmo domestico e rilassato come quello che Pietro aveva deciso di offrirmi. Apri alcuni cassetti lentamente, come stesse spostando piccoli cumuli di terra da pietre preziose semicelate al suolo. Tra le sue mani comparivano schizzi appena accennati, studi per sculture poi realizzate, piccoli sogni dai colori pastello, teste meravigliose di profilo  o a tre quarti. Confesso che quando sono di fronte ad un capolavoro ho come un lieve senso di vertigine, alla stregua di un bacio appassionato o di una immensa gioia. Fu esattamente cosi che mi sentii ed oggi che Pietro non c'e' piu' so che quello spicchio di vita per quanto piccolo a livello temporale ha lasciato in me un segno indelebile. MP
Castello Fivizzano . Pietro Cascella

mercoledì 19 febbraio 2014

L'Arte delle Olimpiadi . Sochi 2014

Foto Michela Papavassiliou@AllRightsReserved
Immaginiamo i grandi spazi dedicati ai giochi olimpici prima dell'apertura alle gare. Una immensa tela bianca ancora da dipingere. Figuriamoci ora questa massa atmosferica riempirsi di agonismo, emozioni ed energia. Guardare alle Olimpiadi russe di Sochi attraverso la lente dell'Arte, dona alla lettura classica della gara come ricerca di perfezione atletica, di superamento dei limiti personali di ogni concorrente, di tensione al raggiungimento di ambiziosi traguardi di squadra e nazionali, qualcosa in piu'. Cosi due campioni sul ghiaccio si fondono in forme plastiche diventando scultura, allo stesso modo uno slittino lanciato a gran velocita' verso il traguardo si fa futurista. Come un artista lo sciatore in slalom traccia sulla neve il suo personale schizzo di linee flessuose e perfette. Visti dall'alto le partite di curling rimandano ad un quadro di Kandinsky e come il Discobolo che torcendosi su se stesso scaglia lontano il disco, le immagini proiettate in eurovisione si moltiplicano in quadri multimediali alla maniera di Andy Warhol. MP



lunedì 17 febbraio 2014

La Rottamazione dei Pensieri Dismessi


C'e' un fascino denso nei pensieri dismessi, in quelle idee che ci hanno appassionato per un tratto della nostra vita e che poi per distrazione abbiamo semplicemente abbandonato, allontalandoli dalla nostra mente come una scialuppa sgangherata di cui si recide la cima e si abbandona in mezzo al mare. Capita pero' a volte che il caso ci riporti di nuovo li. Ecco allora che ci troviamo allo stesso punto con spirito rinnovato. Il tempo trascorso ci ha cambiato e con esso l'approccio alle cose che ci troviamo innanzi si e' inevitabilmente modificato. Succede  lo stesso per gli oggetti caduti in disuso ed abbandonati per anni in un angolo. Ridare dignita' ad arnesi arruginiti, farli rivivere attraverso un restauro, inventarne un nuovo significato d'uso o semplicemente valorizzarne il senso estetico puo' avere un' immensa valenza artistica ed un magnifico beneficio spirituale per chi abbia voglia di mettersi in gioco. MP




mercoledì 8 gennaio 2014

Still Life . La Paura di Vivere come una Natura Morta/Cinema

La Poesia diventa fotogramma in questa pellicola italo britannica del 2013 firmata da Uberto Pasolini. Nella quiete di un paese di campagna inglese Eddie Marsan, nei panni di John May, si occupa di trovare parenti ed amici alle povere anime trapassate in solitudine. A May il compito di organizzare il funerale . L'uomo da anni effettua il suo lavoro con grande senso di responsabilita' e dedizione.  Scapolo, senza famiglia lui stesso, partecipa, malgrado la sua apparente indole algida, emotivamente alla dipartita di tutti quegli sconosciuti, conservandone le foto in album che ogni tanto sfoglia la sera nella solitudine domestica e redigendo i testi dei discorsi durante le funzioni religiose . Agli uffici comunali del piccolo paese viene guardato con aria di commiserazione ed il suo appassionato operato non viene apprezzato minimamente. L'amministrazione anzi vorrebbe che lui fosse piu' veloce e che si sbarazzasse di questi scomodi ospiti del cimitero cittadino utilizzando la spicciola cremazione ad una sepoltura in piena regola. C'e' comunque aria di ridimensionamento in direzione ed al puntiglioso e metodico protagonista viene chiesto senza troppi preamboli di andarsene. John chiede di poter cocludere un'ultima pratica su cui sta lavorando prima di lasciare il posto di lavoro. Parte cosi per Londra alla ricerca della figlia del defunto Billy Stoke ed  incontra la dolce Kelly, interpretata da Joanne Froggatt, di cui rimane irrimediabilmente attratto. Nella grande citta' e con questa nuova compagnia la vita di May comincia ad acquisire alcuni elementi cromatici fino ad ora a lui sconosciuti e per la prima volta accarezza il sogno di una svolta sostanziale alla sua esistenza. "Still Life" si muove tra le righe non scritte della nostra esistenza, nelle pieghe oscure del silenzio, dell'assenza di umane attenzioni, nello sguardo appartato alla nostra anima, alla paura della solitudine, alla disperazione di vivere senza sentirsi vivi proprio come una natura morta, alle fobie che ci porta il nulla e con grande maestria ci accompagna per mano a sbirciare sulle nostre ansie piu' ancestrali il cui seme giace nel senso di abbandono infantile. Da Vedere. MP

martedì 7 gennaio 2014

American Hustle. Nato per Essere un Cult Movie/Cinema



American Hustle geniale pellicola di David O. Russel del 2013 si ispira alla storia vera di Irving Rosenfeld, interpretato da un imperdibile Christian Bale. Siamo a negli anni 70  e l'uomo abituato sin da piccolo a cavarsela da solo diventa in breve un navigato truffatore. L'apice del successo nell'arte di abbindolare e spennare poveri disperati lo raggiunge con l'incontro della donna amata Amy Adams , la bella ed intrigante Sydney, che presto diventera' sua abilissima socia. I due sembrano inarrestabili nel collezionare insieme frodi e successi finche' non vengono intercettati dall'agente del FBI Bradley Cooper/Di Maso che li obbliga a collaborare per incastrare alcuni membri del congresso corrotti. Tra intrighi amorosi, bigodini ed instabili tupe', tra ripicche colpi di testa, piccoli incendi e incidenti domestici, la storia scorre sulla linea sottile che demarca genio e follia, lecito ed illecito.  Interessante e mai stucchevole il ritmo e' avvincente e l'elemento sorpresa riesce a non essere mai banalizzato.   Il profilo psicologico dei protagonisti e l'intrigo dei fatti, rimandano all'audacia nel trattare una trama da cult movie alla maniera de" I soliti sospetti" con il mitico Cavin Spacey. De Niro da padrino consumato riempie la scena, seppur in poche sequenze, completando la classe di una pellicola che entrera' certamente nella storia del cinema contemporaneo. Da non perdere. MP

lunedì 6 gennaio 2014

Blue Jasmine. L'Insostenibile Leggerezza di Non Avere Piu'

Interpretazione strepitosa per Cate Blanchett in questa pellicola di Woody Allen targata Usa 2013. Alec Baldwin e' Hal un imprenditore newyorkese senza scrupoli ed un patrimonio a tanti zeri. Jasmine e' la sua bella e ammirata moglie. Ville, colllezioni d'arte, successo e fama sono la cornice nella quale si muovono i protagonisti, ma qualcosa va storto e la donna si ritrova in bancarotta ad elemosinare l'ospitalita' della sorellastra Ginger nei sobborghi di San Francisco. Unica dote un set di valige, un guardaroba firmato, scatole di ansiolitici, una marcata tendenza all'alcolisno, una strisciante e sbrindellata autostima. Nel tentativo di uscire da questo momento difficile per la sua vita e col desiderio di riconquistare l' agiatezza a cui era abituata Jasmine combattera' la battaglia piu' difficile tra se' e le sue ansie, tra le aspirazioni ed un mondo che non le corrisponde piu'. Film pregevole, tra i piu' interessanti di Allen, che con ironia e sottile indagine psicoanalitica, mette in scena le ancestrali paure che abitano in ognuno di noi. Da vedere. M.P

Il Respiro Deco' di Budapest


Ha un colore tutto suo la terra d'Ungheria. Strisce di verdi graduati e marroni cupi scadenzano appezzamenti agricoli a perdita d'occhio. E' questo il proscenio alla citta' di Budapest. Al centro domina il Danubio che si muove lento, mercuriale, come un gigantesco serpente tra le due rive separate eppure legate in un sodalizio comune di spazio urbano. Sul colle la bella Buda con gli antichi edifici, il palazzo reale, le guglie del castello, guardie comparse e rapaci per la gioia dei turisti. Sotto l'immensa Pest con la traccia storica del suo passato, oggi patrimonio dell'umanita', pressato nella morsa di una megalopoli contemporanea che sa di  capitale europea. Soggiorno sull'isola Margherita. Le finestre si affacciano sul fiume. Tra me e l'acqua platani secolari e querce. Uomini e donne fanno jogging sull'argine di questo algido paesaggio invernale. La nebbia oggi e'ovunque e solo grazie a questo naturale passpartout, camminando sul ponte che riporta alla terra ferma,  si disegna netta ai miei occhi la lunga balaustra gialla dalle geometrie perfette. Budapest e' una citta' dall'anima deco'. Architetture e dimore storiche di pregio oggi quasi completamente vuote raccontano di un epoca non troppo lontana. Cammino per le strade piu' rinomate, tra megastore e marche internazionali aleggia la perdita di un'identita' nazionale. Assenti i negozi artigianali che mi sarei aspettata di trovare, al loro posto rivendite di souvenirs di bassa qualita'. Guardo ad un'opera di Caravaggio giunta fino a qui per una esposizione temporanea. L'avevo vista a Roma qualche anno prima nelle sale di Villa Borghese e la potenza di questa tela mi fa sentire di colpo a casa.                                    
Mi allontano per vicoli appartati e la sensazione di abbandono si ripresenta. Sono 250.000 gli ebrei che furono strappati dalle loro case durante l'Olocausto. Anche la dominazione russa e l'emigrazione di massa hanno lasciato una frattura netta in questo luogo. Mi pare di osservare una pianta dal grande tronco e dai rami recisi, che pur vive di una sua inimitabile corrispondenza. I giovani ungheresi oggi viaggiano, parlano perfettamente l'inglese e amano tornare alle loro radici con spirito rinnovato e desiderio di rinascita. Mi auguro che riescano nell'impresa. Solo quando e' tempo di ripartire mi rendo conto di come questo spazio di mondo possa fare ora anche parte di me. Michela Papavassiliou.  Gennaio 2014